Furono osservati anche i primi uccelli del mattino, essi avevano volato in stormo verso oriente, quindi in direzione degli dèi benevoli, poi avevano virato verso sud, la parte antica del cielo. Tutto ciò era stato interpretato come un favorevole auspicio:
gli dèi buoni guardavano il popolo Sannita, destinato a tornare ai fasti del passato.
Il sole era ormai alto, pochissime le nubi e di un coloroe bianco luccicante, come la tipica veste di lino degli Hrpini.Anche Iridis, il sentiero colorato tra terra e cielo, percorso dalla dea Iris, fece una sfolgorante apparizione.
Gavio, dentro di sè, era stato sempre alquanto scettico sulle interpretazioni di segnali divini e sui responsi degli indovini, ma quella volta non ci pensò molto. Il desiderio di raggiungere Mutilo e gli altri generali per illustrare loro la sua strategia, lo teneva vigile e pronto, nonostante la notte insonne che aveva trascorso.
Si recò a salutare i suoi genitori. Li trovò nel fondo, sul retro della loro abitazione. Erennio, il viso scavato dalla lunga malattia, claudicante ma sempre con un portamento albtero, i lunghi capelli candidi come la barba, stava discutendo con Esskadsium, il proprietario di un aratro, sui tempi e la tecnica da adottare per i lavori utili a preparare il terreno alla prossima semina.
Didimia era seduta compostamente su un basso muro di pietre a secco. Indossava una lunga veste e, insieme alla sposa di Esskadsium, era intenta alla filatura della lana più pregiata, quella tagliata da poco dal dorso delle pecore che brucavano poco lontano.
Le due manziane donne, con movimenti rapidi e sapienti, assottigliavano in punta di dita la lana che tiravano da una massa simile ad una nuvola infilzata su un lungo ramo.
il tocco era agile, nonostante la pelle delle loro mani fosse raggrinzita dall'età e dal lavoro.
Attorcigliavano in continuazione lunghi e sottili fili bianchi e li arrotolavano intorno a dei piccoli fusi, fino a creare dei gomitoli che riponevano di tanto in tanto al loro fianco.
Nel guardare i suoi vecchi, Gavio, ancora una volta, ne ammirò la semplicità.
Anche suo padre era stato Meddix Tuticus, ma terminato il mandato, era tornato alla sua terra, ai suoi animali. La sua casa era rimasta sempre la stessa, sua moglie lo aveva costantemente affiancato e consigliato. Molte decisioni di Erennio erano state suggerite da Didimia.
Gavio ricordava. anche frequenti litigi tra i due anziani sposi, seguiti da settimane di ostinati silenzi, ma aveva sempre saputo che essi non potevano vivere l'uno senza l'atra.
Entrambi, quando lo videro, smisero le loro occupazioni e gli si avvicinarono.
Erennio lo salutò come era solito fare con le persone più care, alla maniera sannita: si mise prima la mano tremante e aperta sul cuore, poi la poggiò sulla spalla di suo figlio. La madre invece, mossa dall'affetto e poco propensa ai rituali, gli baciò semplicemente la fronte.
"Dunque è ora?" Esordi il vecchio hirpino reggendosi sul suo lungo bastone e sentendo il dolore aggredirgli gli arti inferiori.
"Guardati dai Romani, sono arroganti, grandi guerrieri, ma inaffidabili e vendicativi. Credono di essere più evoluti del nostro popolo, eppure praticano ancora la schiavitù."
Era quello il suo modo di essere, si prodigava sempre in raccomandazioni e poi, subito dopo, in considerazioni da vecchio saggio.
Didimia nonriusci a parlare, era troppo preoccupata, ma come sempre, cercò di non mostrarlo. Abbracciò il figlio e tornò al suo lavoro.
Erennio sganciò i fermagli del cinturone borchiato in bronzo e cuoio che teneva in vita e lo donò al Meddix dicendo:"portalo con te e... fa che vinca..."
Poi ancora lo salutò da sannita.
Orgoglioso, aspettò che il figlio si allontanasse e gli voltasse le spalle per crollare, sfinito dagli spasimi, a sedere accanto a Didimia.
gavio tornò alla sua modesta dimora e trovò i suoi due piccoli eredi che giocavano con il cane nel cortile antistante l'uscio.
Quando lo vide, Luvkis che aveva cinque anni, gli si aggrappò al mantello fino a farsi prendere in braccio, Akeriv, di due anni più piccola. Lo guardò con tristezza,a avendo capito che stava per partire. Così sollevò anche lei, poi strinse entrambi al petto entrando in casa.
Detfri gli stava preparando l'occorrente per il viaggio e la battaglia.
Aveva messo in un panno di lino, poi annodato con cura, un pezzo di pane, del formaggio di pecora e un pugno di nocciole corylis abellanae, insieme a un otre contenente acqua.
La corazza triloba era stata appena lucidata, cosi come lo scudo ellittico e leggero ornato con scene di animali e l'elmo abbelito da due nuove piume d'aquila.
Tutto era pronto.
Accoolse in un solo abbraccio i suoi amati familiari, li baciò uno per uno, carezzando loro la testa e raccomandandoli ai numi della casa.
il cavallo nero lo attendeva nell'angusto recinto ricavato nel terreno retrostante la sua dimora. In due grosse tasche laterali legate alla sella decorata depose la piccola spada per il combattimento corpo a corpo, il resto del suo armamentario, la mappa in cuoio e i viveri.
Per il breve viaggio indossava una tunica pesante e su di essa un mantello di lana di pecora tessuto da sua madre, chiuso da due fermagli bronzei.
Non rinunciò al pugnale- che appese con ganci matellici al cinturone- ealla saunia, la corta lancia, che infilò di traverso alle sue spalle in un foro appositamente creato nel mantello. Ai piedi portava le calzature di pelle di cinghiale e i gambali gli fasciavano le caviglie.
il cane gli si avvcinò ed abbaiò con insistenza, poi, ad un suo gesto del braccio, si sedette in terra paziente.
Attraversò la strada che conduceva alla porta settentrionale della città, camminando a sinistra del cavallo, che rassicurato dalla sua mano sulla criniera, lo seguiva docile.
Incontrò un vecchio il quale, riconosciutolo, lo salutò in maniera ossequiosa, inchinandosì.
Una donna, che tornava dal fiume percorrendo la via principale di Abellinum, con fece caso a lui, troppo impegnata come era a reggere una grossa brocca di terracotta colma d'acqua.
Uscito dalle mura fu investito dall'alito freddo del vento che soffiava nell'ampia vallata.
Lontano, sulla sua sinistra, in direzione dell'Hurz, vide l'alto monte, con due cime, e il suo acrocoro, dedicato alla sirena Parthenope, fondatrice, secondo il mito, della città di Neapolis.
A destra invece, anche quello distante, seminascosto alla vista da una vicina collinetta, ecco il massiccio e il bel crinale da cui aveva origine il sabato.
La vetta più elevta di quel gruppo montuoso era stata dedicata a DDiùvei Teremnei, chiamato dai Romani Terminus, dio buono, che vegliava sui confini e che non gradiva sacrifici, ma solo offerte di foglie e petali di fiori.
Sali in groppa all'animale e lo spronò. Lo attendevano circa 25 miglia di cavalcata, pensò di fare le prime, in pianura, al galoppo e poi di rallentare quando sarebbe iniziata la salita. Doveva percorrere uno dei tractoria, isentieri usati per la trasumanza del bestiame.
Attraversò un piccolo ponte di legno sul Sabato, poi seguì il corso del fiume tenendolo alla sua sinistra. L'acqua scorreva foret a causa delle piogge dei giorni precedenti, era di un colore tra il grigio e il marrone e trasportava anche rami, pietre e terra.
Respirava forte laria gelida emettendo nuvole di fiato e assecondando i movimenti del cavallo che, in alcuni tratti, sembrava perdere l'equilibrio a causa del terreno fangoso e dell'erba bagnata.
Di tanto in tanto scorgeva dei contadini intenti al loro lavoro.
A metà percorso attraversò un altro ponte, si lasciò così a destra il fiume che correva verso Malies a nord, mentre gli continuò dirigendosi a nord ovesto.
I noccioleti stavano terminando, lasciando il posto alla boscaglia fitta, il sentiero ora era in leggera pendenza.
Si raccomandò ai numi delle selve.
Sapeva che da quelle parti c'era uno dei tanti santuari di Mephitis, divinità mediatrice e della transizione, molto adrata nella sua regione, ma chiese mentalmente perdono per la fretta e le indirizzò delle orazioni.
Giunto in vista della valle di Caudium, rallentò l'andatura e, senza smontare dal cavallo, procedendo al passo, addentò il pane, accompagnandolo con il formaggio e le nocciole, che sapeva sgusciate con le pietre da Luvkis. Sorseggiò un po'd'acqua dall'otre e ripartì al trotto.
Dopo un po' intravide, su una leggenda altura, le possenti mura di Caudium, "protette" dalla grigia e mastosa figura del monte Taba-Burnus, e, ai piedi del rilievo, l'accompamento sannita.
Il refolo sferzante della valle lo scosse da un lieve torpore. Fece al galoppo l'ultimo tratto.
Le due sentinelle armate di saunia, appostate in prossimità delle prime tende, lo riconobbero subito e gli andarono incontro manifestando la loro gioia e dandogli il benvenuto. Gavio sorrise e ricambiò il saluto, inoltrandosi nel campo militare e dirigendosi verso il centro dello stesso, dove erano il suo alloggio e quello dei generali.
Tutti i soldati che incontrò lo salutavano agitando le mani, a tutti egli rispondeva. Appena sceso da cavallo, fu abbracciato amichevolmente da Mutilo e dagli altri condottieri che tradivano, nell'espressione del volto e nei gesti, ansia e preoccupazione, aumentate dall'attesa di due giorni. Era chiaro che quegli uomini addestrati alla guerra aspettavano istruzioni dal loro Meddix, desiderando dare subito inizio alle operazioni.
Gavio aveva però imparato, con il tempo e l'esperienza, a non essere frettoloso. Inoltre er ormai pomeriggio inoltrato e sentì il bisogno di rilassare le membra e la mente. Distogliendo lo sguardo dai suoi uomini fidati, liberò il cavallo dalla sella e dal carico, portando tutto nella sua tenda. Ne uscì subito dopo e, parlando con voce sicura, dopo essersi seduto su un grosso masso, disse: "miei valorosi compagni, affiderò per un po' il mio corpo a Famel, la dea Terra, per riposare, poi vi illustrerò il mio piano". Mutilo e gli altri si guardarono e capirono.
Il loro comandante entrò nel suo allogio e si distese al suolo, sopra un giaciglio di pelli di pecora.
Circa un'ora dopo cominciò a fare buio, perciò nel campo vennero accese le grandi torce.
Nella tenda del Meddix si erano riuniti gli ufficiali, sedevano in cerchio.
Gavvio srotolò la sua mappa e la mise al centro, in modo che fosse illuminata dalla lucerna ad olio.
Osservò i suoi interlocutori, uno ad uno, e cominciò a parlare...
朝一番の鳥たちも観察された。群れをなして東へ飛び立ち、慈悲深い神々の方向へ、そして南、すなわち古代の天空へと向きを変えた。これらはすべて吉兆と解釈された。
善なる神々がサムニウム人を見守り、彼らが過去の栄光を取り戻す運命にあることを示していたのだ。
太陽は高く昇り、雲はほとんどなく、フリピニ族の典型的な麻のローブのように、きらめく白さを放っていた。女神イリスが通る、大地と天空を結ぶ色彩豊かな道、イリディスもまた、まばゆいばかりの輝きを放っていた。
ガヴィウスは、内心では神の兆候の解釈や占い師の予言に多少懐疑的だったが、この時はそれほど気に留めなかった。ムティルスや他の将軍たちに自分の戦略を説明したいという思いが、眠れない夜を過ごしたにもかかわらず、彼を常に警戒させ、準備を整えさせていた。
彼は両親に挨拶に行った。家の裏手に二人の姿があった。ヘレンニウスは、長患いでやつれた顔で、足を引きずりながらも堂々とした佇まいを見せ、長い髪は髭と同じくらい白く、鋤の持ち主であるエスカディウムと、次の作付けのための土壌準備作業の時期と方法について話し合っていた。
ディディミアは低い石垣に落ち着いた様子で腰掛けていた。長いローブをまとい、エスカディウムの妻と共に、近くで草を食む羊の背中から刈り取ったばかりの極上の羊毛を紡いでいた。
二人のマントスの女性は、長い枝に刺さった雲のような羊毛の塊から、素早く熟練した手つきで指先で羊毛を梳いていた。
年齢と労働で手の皮膚に皺が刻まれているにもかかわらず、彼女たちの手さばきは実に巧みだった。
彼らは細長い白い糸を絶えず撚り合わせ、小さな紡錘に巻きつけて球を作り、時折それをそばに戻していた。
年長者たちの姿を見て、ガヴィウスは改めて彼らの素朴さに感嘆した。
彼の父もまた、かつてはメディクス・トゥティクスであったが、任期を終えると故郷の土地、家畜のもとへと帰っていった。家は変わらず、妻は常に彼を支え、助言を与えていた。ヘレンニウスの多くの決断は、ディディミアの影響下にあった。
ガヴィウスはまた、老夫婦の間で頻繁に起こる口論と、その後の数週間にわたる頑なな沈黙を思い出した。しかし、彼はいつも、二人は互いなしでは生きていけないことを知っていた。
二人はガヴィウスの姿を見ると、手を止めて近づいてきた。
ヘレンニウスは、いつものように最愛の者たちにするように、サムニウム人の作法で彼に挨拶した。まず震える開いた手を胸に当て、それから息子の肩にそっと置いた。愛情に駆られ、儀式を行う気力もなかった母親は、ただ息子の額にキスをした。
「さあ、その時が来たか?」老ヒルピンは長い杖に寄りかかり、下肢に襲う痛みを感じながら話し始めた。
「ローマ人には気をつけろ!奴らは傲慢で、偉大な戦士だが、頼りにならず、復讐心が強い。自分たちは我々よりも進んでいると信じているが、いまだに奴隷制度を続けているのだ。」
それが彼のいつものやり方だった。彼はいつも惜しみなく助言を与え、その直後に賢明な老人の見解を述べるのだ。
ディディミアは言葉が出なかった。心配でたまらなかったが、いつものようにそれを表に出さないように努めた。彼女は息子を抱きしめ、仕事に戻った。
ヘレンニウスは腰に巻いていた鋲付きの青銅と革のベルトの留め金を外し、メディックスに渡しながら言った。「これを持って行け。そして…彼に勝たせてやれ…」
それから彼は再びサムニウム人としてメディックスに挨拶した。
誇らしげに、息子が立ち去り背を向けたのを見届けた後、痙攣に疲れ果てて倒れ込み、ディディミアの隣に座り込んだ。
ガヴィウスは質素な家に戻り、二人の幼い後継者が戸口の外の中庭で犬と遊んでいるのを見つけた。
5歳のルヴキスは彼を見るとマントにしがみついたが、2歳年下のアケリヴが彼を抱き上げた。ルヴキスは彼がもうすぐ出発することを悟り、悲しそうに彼を見つめた。そこで彼はルヴキスも抱き上げ、二人を胸に抱きしめながら家に入った。
デトフリは旅と戦いに必要なものを用意していた。
彼は麻布にパン一切れ、羊のチーズ、そして一握りのヘーゼルナッツを包み、水筒と一緒に丁寧に結んだ。
三葉形の胸当ては磨き上げられ、動物の絵柄が描かれた軽やかな楕円形の盾も、二枚の新しい鷲の羽で飾られた兜も同様だった。
準備は万端だった。
彼は愛する家族を抱きしめ、一人一人にキスをし、頭を撫でながら家の神々に祈りを捧げた。
黒馬は家の裏の土地に掘られた狭い囲いの中で彼を待っていた。装飾された鞍に結び付けられた二つの大きなサイドポケットに、彼は小さな剣を忍ばせた。
白兵戦用の鎧、残りの鎧、革製の地図、そして食料。
短い旅路のため、彼は重厚なチュニックを身に着け、その上に母が織った羊毛のマントを羽織り、二つの青銅の留め金で留めた。
彼は短剣を手放さず、金属製のフックでベルトに吊るし、短い槍であるサウニアも携えていた。サウニアはマントに特別に開けた穴を通して肩に通した。足元は豚革の靴を履き、足首には脛当てを巻いていた。
犬が近づいてきてしつこく吠えたが、彼が腕で合図すると、じっと地面に座った。
彼は街の北門へと続く道を渡り、馬の左側を歩いた。馬は彼のたてがみを撫でられると安心し、おとなしく彼について行った。
彼は老人に出会った。老人は彼に気づき、敬意を込めて頭を下げて挨拶した。
アベリヌムのメインストリートを川から戻る途中の女は、大きな陶器の水差しに水を満たして運ぶのに忙しく、彼に気づかなかった。
城壁から出ると、広い谷を吹き抜ける冷たい風が彼を襲った。
はるか左手、フルツ川の方角に、高くそびえる双峰の山と、神話によればネアポリスの創始者であるセイレーン、パルテノペに捧げられたアクロコリが見えた。
しかし、右手には、近くの丘に半分隠れるようにして、安息日の起源とされる山塊と美しい尾根が遠くに見えた。
その山脈の最高峰は、ローマ人によってテルミヌスと呼ばれた、国境を見守る善良な神、ディウヴェイ・テレムネイに捧げられていた。彼は生贄を好まず、葉や花びらの供物だけを捧げることを好んだ。
彼は動物に跨り、急ぎ足で進んだ。約25マイルの道のりが彼の前に広がっていた。平坦な最初の数マイルはギャロップで走り、登り坂が始まったら速度を落とすつもりだった。家畜の放牧に使われるトラクトリア(牧草地)の一つを辿らなければならなかった。
サバト川にかかる小さな木製の橋を渡り、川を左手に見ながら進んだ。数日間の雨で水量は多く、灰褐色に濁り、枝や石、土砂を運んでいた。
彼は冷たい空気を深く吸い込み、白い息を吐き出しながら、馬の動きを追った。馬はぬかるんだ地面と濡れた草のために、ところどころバランスを崩しているように見えた。
時折、農作業に勤しむ農夫たちの姿が目に入った。
中間地点で別の橋を渡り、北へマリエス方面へと流れる川を右手に見ながら、北西へと進み続けた。
ハシバミの木立は終わり、鬱蒼とした下草に覆われていった。道は今や緩やかな傾斜になっていた。
彼は森の神々に祈りを捧げた。
この辺りには、仲介者であり、この世の移り変わりを司る神、メフィティスの聖域が数多くあることを彼は知っていた。メフィティスは彼の地域で非常に神聖な存在だった。彼は急いでいたことを心の中で許しを請い、彼女に祈りを捧げた。
カウディウム渓谷が見えてくると、彼は歩みを緩め、馬から降りずに歩き始めた。パンにかぶりつき、チーズとヘーゼルナッツを添えた。ヘーゼルナッツはルヴキスが石で殻をむいたものだと彼は知っていた。水筒から少し水を飲み、再び小走りで歩き出した。
しばらくすると、伝説の丘の上に、灰色の雄大なタバ・ブルヌス山に「守られた」カウディウムの強固な城壁が見えた。そして、丘の麓にはサムニウム人の野営地があった。
谷から吹きつける風が、彼の軽い倦怠感を一気に覚醒させた。彼は最後の直線コースを駆け抜けた。
最初のテントの近くに配置されていた、サウニアを携えた二人の歩哨は、すぐに彼だと気づき、喜びを表明して歓迎の意を表しながら迎えに来た。ガヴィウスは微笑んで挨拶を返し、陣営の中へ、そして将軍たちの宿舎がある中央へと歩みを進めた。
出会った兵士たちは皆彼に手を振り、彼もそれに応えた。馬から降りるとすぐに、ムティロをはじめとする指導者たちが彼を温かく抱きしめた。彼らの表情や仕草には、二日間の待ち時間によって高まった不安と心配がにじみ出ていた。戦争のために訓練された彼らは、メディックスからの指示を待ち、一刻も早く作戦を開始したいと切望しているのは明らかだった。
しかし、ガヴィウスは長年の経験から、焦ってはいけないことを学んでいた。それに、もう夕方も遅く、彼は体と心を休める必要性を感じていた。彼は信頼する部下たちから目をそらし、馬の鞍を外し、荷物を降ろして、すべてを自分のテントに運び込んだ。彼はすぐにテントから出てきて、大きな岩に腰掛け、自信に満ちた声で言った。「勇敢な仲間たちよ、しばらくの間、大地の女神ファメルに身を委ねて休養を取る。それから、私の計画を説明しよう。」ムティロたちは互いに顔を見合わせた。
彼らは理解した。
指揮官は自室に入り、羊皮の敷かれた床に横になった。
約1時間後、辺りは暗くなり始めたので、陣営の大きな松明に火が灯された。
メディックスのテントでは、将校たちが円になって座っていた。
ガヴィオは地図を広げ、油ランプの光に照らされるように中央に置いた。
彼は一人ずつ相手に目を向け、話し始めた…。