06/Set/'08

«All'inizio del quarto set ci siamo guardate negli occhi e abbiamo capito che da quel baratro non saremmo più uscite, che quella era la fine della corsa». Capital Gimnasium di Pechino, Olimpiade, martedì 19 agosto. Il «muro del pianto» ha stelle e strisce. Le stelle si chiamano Tom, 19 punti, Scott-Aruda, 17, Berg 4: brillano crudeli nel cielo scuro della nostra pallavolo. Le strisce sono unghiate che lacerano l'orgoglio, scalfiscono certezze. Il muro ha luogo e data di produzione: Italia-Stati Uniti, quarti di finale femminile. Qui sono le colonne d'Ercole: un passo oltre o passi la mano. Le nostre hanno passato la mano al tie-break dopo aver visto sciogliersi i sogni come bolle di sapone e ora continuano a chiedersi perché. Perché Jenny Barazza, centrale, e Serena Ortolani, schiacciatrice, a Pechino sono andate per passare alla cassa. Con l'Italvolley di Barbolini e il resto dell'albero Foppapedretti: Leo Lo Bianco a dirigere la sinfonia, Francesca Piccinini a scagliare pigne. Quattro assi per una puntata secca: schiacciare il peso dei pronostici e della concorrenza del Brasile, arrivare dove il guru Velasco e il Wunderteam, dei mitologici Zorzi e Cantagalli, Bernardi e Lucchetta, non è mai arrivato. In cima alla torcia olimpica, il mondo un po' più in basso. Cosa è successo davvero, all'inizio del quarto set, non lo sapremo mai e forse non lo sanno neppure loro. Anche se loro, Jenny la veterana, Serena la matricola, cercano di spiegare, si sforzano di spiegarsi. Come sia possibile fermarsi dove tutto era iniziato, contro gli Stati Uniti, battuti nella finale mondiale in Germania del 2002, all'alba dell'epopea. Prima del titolo europeo, prima del trionfo in Coppa del Mondo, prima della vertiginosa ascesa nella classifica mondiale e nelle quote dei bookmakers. Un circolo virtuoso, interrottosi al punto di partenza. «Un fallimento? Se pensiamo al solo risultato sì, anche se a livello personale dopo l'infortunio arrivare ai Giochi per me è stato un successo - attacca Jenny Barazza -. Mi resta una consolazione: volevo una medaglia e ho dato tutto quello che ho potuto. Certo, non è bastato». Come ad Atene, peggio di Atene. Jenny la dura c'era, anche allora non bastò. Stessa maledetta sinfonia: quarti di finale, Italia kaputt. Ma stavolta Jenny, ex ballerina di liscio folgorata sulla via della palestra, sa che la delusione cinese ha un suono molto più cupo, che ballare sulle parole non basta. «Ci siamo trovate sotto senza sapere perché, ci siamo guardate attorno, cercando l'un l'altra una mano che non è mai arrivata - spiega a bassa voce -. Partite come quelle si giocano punto a punto: c'è bisogno di qualcuno che trascina, ma nessuno di noi era in grado di trascinare le altre. Rabbia o delusione? Delusione, enorme: evidentemente non eravamo un gruppo così forte, anche se gli Stati Uniti sono una grandissima squadra». Jenny non dice se Pechino sia stata la Barcellona delle azzurre, la versione in rosa del flop olimpico più famoso della nostra pallavolo (1992: Italia favoritissima ed eliminata dall'Olanda ai quarti), Serena ammette che il calvario cinese, iniziato con il cuore ballerino di Antonella Del Core e finito col dramma familiare di Tai Aguero, ha roso dentro come un tarlo. «Prima l'esclusione di Antonella, poi la vicenda di Tai: non abbiamo fatto in tempo a goderci le cose - spiega la Ortolani - e alla lunga abbiamo pagato. Siamo crollate da un punto di vista mentale: ci siamo trovate nella buca e non abbiamo fatto nulla per uscire. Quello che brucia è questo: la sensazione di non aver dato il 100%, di non aver fatto tutto quanto era nelle nostre possibilità. Perché? Non lo so». Rimpianti e tarli. E il futuro? A caldo, occhi persi nel vuoto, mani scivolate giù dal muro dei sogni, il cittì Barbolini ha parlato di nuova chance, di continuità. Jenny e Serena raccolgono l'assist. Non vogliono parlare di resa, non vogliono abdicare al sogno. «Questa squadra andrà avanti, non è finito un ciclo. Trasformiamo la delusione in motivazione: io voglio Londra 2012», ringhia a muro la Barazza. «Alcune resteranno, altre dovranno decidere il da farsi. Il gruppo è fantastico, e ci sono giovani che scalpitano«, ribatte la Ortolani e il riferimento alle giovani scalpitanti sa di autocitazione. Per entrambe ora c'è il ritorno a casa Bergamo, la consolazione Foppa. Sull'albero rossoblù la Barazza ha costruito il nido e raccolto allori: 2 Champions League, 2 scudetti, 2 Coppe Italia, una SuperCoppa, una Coppa Cev. In cinque stagioni Jenny ha vinto e stravinto. «Tornerò bella carica. Dopo l'infortunio ho voglia di ritrovare il mio pubblico e il mio palazzetto», dice e le parole scorrono lievi. A Bergamo Serena ritrova il passato, un acconto sul futuro. «La prima volta alla Foppa ero una ragazzina, ora ci sono altre aspettative: conosco l'allenatore da tempo, abbiamo voglia di rifarci» e la promessa sa di incubi schiacciati a terra. Per uscire dalla buca e ricominciare a scalare il muro.

”第4セットの出だし、お互いを見つめ合って、この深淵から脱出する事はないだろうと、あれが、レースの終わりだという事がわかりました。” Capital Gimnasium di Pechino, Olimpiade, martedì 19 agosto。アメリカの”嘆きの壁”。スター達の吊前は、Tom/19 punti、Scott-Aruda/17、 Berg/4:薄暗いイタリア・バレーの空に、(星が)残酷に輝く。条は、プライドを引き裂き、自信を軽く傷つける、掻き傷。壁には、演出場所、日付がある: Italia-Stati Uniti, quarti di finale femminile。ここが、le colonne d'Ercole(ヘラクレスの柱:そこから先へ行けない地点):一歩踏み越えたら、 あるいは、手渡しがあれば。夢がシャボン玉のように溶けてしまうのを見た後、tie-breakで、手渡してしまった。今も、その理由を自問し続けている。 Jenny Barazza/centrale、Serena Ortolani/schiacciatriceは、何故、Pechinoで、レジを通り過ぎて行ったのだろう。l'Italvolley di Barbolini、 残りのl'albero Foppapedrettiと一緒に:交響曲を指揮するLeo Lo Bianco、壁をはがすFrancesca Piccinini。 一回限りの試合に対し、四枚のエース:予想、Brasile戦の重荷を踏みつぶして、グル・Velasco、神話的なZorzi e Cantagalli, Bernardi e Lucchettaから成る奇跡のチームが、到達しなかったところへ辿り着く。オリンピック聖火の頂上に、ちょっと低いところにある世界。 第4セットの始めに、一体何が起こったのか、私達には全くわからないだろうし、多分、彼女達でさえわからない。彼女達*ベテランのJenny、 新人のSerenaが、説明しようとしてみても、説明しようと精一杯努力してみても。全てが始まったところで*偉業の夜明け、la finale mondiale in Germania del 2002で負かしたgli Stati Uniti戦*立ち止まる事があるように。ヨーロッパのタイトルの前に、Coppa del Mondoの凱旋前に、 世界ランキング、ブックメーカーの配当金が、目もくらむ程に上昇する前に。出発点で中断された、誉れ高いサイクル。 ”失敗?結果だけを考えれば、そうでしょう。個人的レベルでは、負傷した後に、Giochiへ行けたのは、私にとって、成功でした。私には、 慰めが残り続けています:メダルが欲しかったし、出来る事は全て出し切りました。勿論、十分ではありませんでしたが”*と、Jenny Barazzaは、 話を始めた。Ateneと同じ、Atene以下。Jennyは、頑張ったけれど、あの時も十分ではなかった。同じく呪わしい交響曲:quarti di finale、 破滅したItalia。しかし、今回、Jenny*体育館の通り道で輝く元バレリーナ*は、中国の失望は、非常に陰気な音がしていると、 言葉に翻弄されるだけでは十分ではない、と心得ている。 ”何故かわからぬまま、劣勢になっていました。回りを見渡し、お互いに手を探り合ったのですが、届きませんでした*と低い声で説明する*。 シーソーゲームのような試合でした:導いてくれる人が必要なのに、誰も、他者を導く事が出来ませんでした。怒っているか、がっかりしているか? 失望です*計り知れない程に大きな:明らかに、そんなに強いグループではありませんでした*たとえ、gli Stati Unitiが、 非常に素晴らしいチームであるにしても。”Pechinoが、la Barcellona delle azzurre*バレーの中で有吊なオリンピック失敗作(1992:優勝候補のイタリアは、 i quartiで、オランダに敗退)の女子バージョン*だったかどうかは述べなかった。 Serenaは、Antonella Del Coreの心臓(問題)で始まり、Tai Agueroの家族ドラマで終わった、中国の長い苦難は、煩悶のように、 内部を蝕んだと認める。”最初に、Antonellaの除外、次に、Taiの件:それらを享受するのに間に合わず、結局は、そのツケを払いました。 精神的観点で崩壊しました:穴にはまり込み、脱出するために何もしなかったのです。非常に胸が痛いのは、このためです:100%出し切っていない、 自分達に出来た事を全てやっていない、という感じ。理由?わかりません。”後悔と煩悶。そして、未来は?直後、目は空虚の中を彷徨い、 手は夢の壁から滑り落ち、il cittì Barboliniは、新たなチャンス、継続/続投(continuità)について語り、Jenny e Serenaは、アシストを得る。 降参だとは言いたくないし、夢を放棄したくないと思っている。”このチームは、前進していくでしょうし、サイクルが終わったわけではありません。 失望をモチベーションに変えていくつもりです:私は、Londra 2012を望んでいます”*と壁に向かって呟くla Barazza。”残る人もいるでしょうし、 やらなければならない事を決定しなければならない人もいるでしょう。素晴らしいグループだし、地団駄を踏んでいる若手選手がいます”*と反論するla Ortolani。地団駄を踏んでいる若手選手への言及は、自分の引用のような気がする。両者にとって、今や、casa Bergamoに戻ると、 Foppaという慰めがある。la Barazzaは、rossoblùの木に巣を作って、栄誉を獲得した:2 Champions League, 2 scudetti, 2 Coppe Italia, una SuperCoppa, una Coppa Cev。5シーズンで、Jennyは、勝ち、圧勝してきた。 ”(Tornerò bella carica.)ケガをした後、私の観客、体育館に再会したいと思っています”*と述べ、言葉がすらすらと出てくる。Bergamoで、 Serenaは、過去*将来への内金*に再会する。”初めて、la Foppaにいた時は、una ragazzinaでした。今は、別の期待があります:ずっと前から、 監督の事を知っているし、やり直したいと思っています”。その約束は、地面で踏み潰された悪夢のような気がする。穴から脱出するために、 壁をよじ登り直すために。

L'ECO DI BERGAMO